Si tratta di una manifestazione di arte popolare che si tramanda da generazioni in occasione della festa di San Rocco, come segno di devozione verso il santo protettore del paese irpino. È l’alzata del giglio di grano, una delle tradizioni più antiche della Campania. Anticamente il giglio era dedicato alla dea Cerere ed era legato a riti caratterizzati dall’offerta di prodotti della terra.
La parola Giglio significa proprio “Offerta di primizie”. In quel tempo il Giglio non era altro che una particolare confezione, un modo caratteristico di presentare il dono. Nell’ultima giornata della mietitura, si prendeva da ogni campo una “gregna lunga” cioè un Giglio, si poneva in testa ad una donna e si portava, tra suoni e balli, al tempio, in segno di riconoscenza verso la dea e per ringraziarla del buon raccolto.
Nel 1600 a causa della peste ci fu un terribile calo demografico per cui i flumeresi sentirono il bisogno di votarsi a San Rocco per proteggerli dagli affanni e dalle pestilenze. Un aneddoto spiega il motivo per cui il Giglio è stato dedicato a San Rocco: un tale Rocco Maglione in un viaggio ad Ariano Irpino s’imbattè in un uomo che dal Campo Comune guardava verso il paese. Maglione chiese allo strano visitatore la sua presenza lì e gli fu risposto “sono a guardia di questo paese e dei suoi abitanti”.
